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La storia della stampa
Sappiamo dalla storia che in genere erano gli schiavi che si dedicavano alla
scrittura come, ad esempio, gli scribi egizi.
Papiri e pergamene venivano scritti su un solo verso ( pagina
) e incollati uno di seguito all'altro, quindi arrotolati intorno ad un cilindro
di legno o d'osso (umbelicum). Si veniva così a formare un rotolo (volumen),
che era poi protetto da un astuccio cilindrico (scrinium) o da un cassetta (capsa).
Per leggere era necessario svolgere il "volume".
I Romani usavano tavolette di cera unite con cordicelle per formare una specie
di libretto, il codex, soppiantato poi da papiro o pergamena tagliati in fogli
di forma rettangolare o quadrata e legati insieme a formare un liber, termine
adottato a partire dal III secolo d.C.
Furono proprio i Romani a istituire e promuovere il commercio librario. Essi
assoldavano scrittori e poeti di professione dando incarico ai copisti
di riprodurre le copie sotto dettatura collettiva. I bibliopolae rivendevano
poi a caro prezzo i volumina con le opere più in voga, diffuse lungo
una fitta rete commerciale.
Dopo la caduta dell'Impero romano e la calata dei barbari la scrittura quasi
morì. Sopravvisse solo grazie all'opera di monaci, che nel libro
vedevano lo strumento di diffusione della religione. Il libro
doveva essere glorioso come l'immagine di Dio e le forme delle lettere romane
furono impreziosite di miniature.
In generale furono dunque i monaci a occuparsi della cura dei libri e della
loro duplicazione sugli ampi fogli di pergamena che avevano ormai sostituito
i papiri, assumendo l'antico nome di codex.
Alla produzione libraria erano addetti
gli amanuensi che assumevano però compiti e specializzazioni differenti:
l'artigiano preparava la pergamena mentre lo scriptor scriveva il testo sotto
dettatura del dictator. C'erano poi l'applicatore di rubriche che decorava in
rosso e il miniatore che decorava in oro. Per le note c'era ancora un altro
esperto e, ogni 3 amanuensi, un controllore (corrector) verificava il lavoro
svolto. Per ultimo il rilegatore rilegava il libro
.
Nel XII secolo apparve la carta, la cui tecnica
di fabbricazione fu importata in Europa dagli Arabi. Il nuovo materiale risultò
più economico della pergamena e di lavorazione più semplice e
rapida.
Gli amanuensi copiavano e decoravano e a fronte di una più ampia richiesta
il lavoro oltrepassò i confini monastici interessando anche l'opera di
donne.
La miniatura trovò così nuove soluzioni per mano di artisti laici
capaci di una più geniale espressività artistica, con inserimento
di ritratti e scene di natura d'ambiente.
Dal XII secolo, invece di usare la numerazione, sotto l'ultima riga di ogni
pagina veniva riportata la prima
riga della successiva. Questo sistema verrà ripreso nel primo periodo
delle edizioni a stampa .
Nel XIII e XIV secolo il rifiorire degli studi e lo sviluppo delle università
incrementano la produzione libraria. Gli amanuensi diventano ricercatissimi
e il loro lavoro aumenta, ma ciò a scapito della precisione del testo.
Diventano una categoria importante e si fondano corporazioni. Gli amanuensi
più validi, come Vespasiano da Bisticci, saranno coloro che, dopo l'invenzione
della stampa , riusciranno a mantenere
il loro prestigio creando scuole di alto virtuosismo per nobili e prìncipi.
Nel XV secolo per una sola pagina
si doveva pagare 6 oche o due paia di scarpe oppure mezzo barile di birra.
L'arte della stampa
Potrebbe sembrare abbastanza naturale che, dopo aver inventato l'alfabeto e
la scrittura, si passasse in poco tempo all'invenzione della stampa ossia del
modo di riprodurre, mediante una adeguata pressione, segni o figure su un supporto
atto a conservarne l'immagine.
Eppure bisognerà attendere fino alla metà del 1400 per festeggiare,
nel mondo occidentale, la nascita ufficiale di questa tecnica .
Tutto ciò prima dell'invenzione della stampa !
Va detto tuttavia che per certi aspetti e sotto forme particolari la stampa
non fu sconosciuta agli antichi, a partire soprattutto dall'area orientale e
in particolare dalla Cina.
In Europa si stampa va mediante tavolette di legno incise. Poi si passò
a stampa re pagine di solo testo da intercalare a pagine di figure e si ebbero
i primi libri silografici (dal greco xylon = legno) di figure e di testo. Questi
ultimi in particolare erano denominati Donati, con riferimento alla grammatica
latina del Donato, primo libro didattico impresso con questo sistema.
Come più o meno tutti sanno, l'invenzione della tecnica di stampa moderna
è attribuita a Gutemberg che, a Magonza, mise a punto dei caratteri incisi
nel legno ma in forma modulare così che potessero essere composti in
successione tra di loro in modo da formare parole, righe e pagine di testo.
Pagine che, non più intagliate in un'unica tavoletta, erano composte
da tanti piccoli frammenti intercambiabili: ecco inventata la stampa a caratteri
mobili.
Fin qui si può ancora pensare ad una tecnica xilografica mentre la vera
tipografia nasce quando Gutemberg, con i soci Fust e Schöeffer, realizza
caratteri più resistenti, incidendo punzoni e matrici in metallo dai
quali si ricavano, mediante fusione di una lega di stagno e piombo, i tipi,
caratteri metallici sempre da combinare con il criterio della composizione a
caratteri mobili.
La morte di Gutemberg, la distruzione della sua officina a seguito di eventi
bellici, la fuga degli operai e la diffusione, sia pure sommaria, delle informazioni
tecniche sulla nuova arte tipografica
diffusero in tutta Europa l'innovazione e contribuirono a creare confusione
sulla sua vera origine. Furono in molti infatti a contendersi e a rivendicare
l'invenzione della tipografia .
Dopo il sacco di Magonza del 1462, molti operatori tipografici tedeschi si sparsero
per l'Europa e giunsero soprattutto in Italia, chiamati da cardinali o da monaci
di conventi, da prìncipi, da città o repubbliche, per impiantare
attività tipografiche .
I primi stampatori chiamarono la
loro attività ars impressoria o anche calchographia e solo verso la fine
del XV secolo le venne attribuita la definitiva denominazione di typographia,
divenuta in tempi moderni tipografia.
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Con particolare riferimento alla stampa di documenti e/o atti
ufficiali
Questo brano di testo è offerto a titolo di documentazione pubblica gratuita
da: Grafiche Viesti S.n.c.
La stampa si presenta con bordi più marcati. Viene generalmente utilizzata per documenti autentici in particolare nell’apposizione del numero seriale tramite un apparecchio numeratore. E' fra le più antiche tecniche di stampa. Dal nome si può ben comprendere la tipologia di stampa. Si tratta infatti di una matrice in rilievo che, dopo essere stata bagnata di inchiostro, viene sottoposta mediante pressione a contatto con il supporto cartaceo depositando l'inchiostro su di esso. Semplificando molto si può dire che la tecnica tipografica è equivalente alla metodologia di apposizione dei timbri a mano, dove la matrice in rilievo è il timbro stesso che, bagnato nel tampone, deposita sulla carta l'impronta. Per trasferire l'inchiostro dalla matrice alla carta occorre imprimere una notevole pressione. Questa pressione determina due peculiarità che permettono di riconoscere la tecnica di stampa. Queste sono: L'inchiostro, depositandosi sulla carta, per effetto della pressione rimane più accumulato ai bordi del carattere. Questo, detto EFFETTO ORLO o MARGINI PRESSATI, è caratteristico appunto della tipografia. Nel lato opposto alla stampa la carta rimane impressa. Questa caratteristica è rilevabile sia al tatto che all'osservazione a luce radente. La luce, in questo modo, determina una ombreggiatura della carta sottoposta a pressione.
TRATTO
E' una stampa che si presenta in modo omogeneo senza effetto orlo. Viene comunemente
utilizzata nei documenti originali, di norma per le colorazioni di fondo dei
documenti. Non rappresenta di per se una tecnica di sicurezza (perchè
facilmente riproducibile in qualsiasi laboratorio di Tipo/lito), ma nei documenti
si utilizza per riempire la pagina di un motivo intrecciato. Una eventuale abrasione
di alcuni dati quindi va a rovinare tutta questa stampa rendendo più
chiara e leggibile l'abrasione/alterazione. Questo tipo di stampa non viene
MAI utilizzata per la stampa dei numeri seriali. Le stampe litografiche utilizzate
per le stampe dei documenti (passaporti - banconte ecc.) sono due:
OFFSET
La stampa offset (metodo di stampa indiretta, l'immagine da stampare
viene prima trasferita ad una superficie intermedia di gomma e successivamente
su carta; poiché un morbido strato di caucciù aderisce perfettamente
alla superficie da stampare, la qualità della stampa risulta molto più
nitida) all'ingrandimento può presentarsi in due modi:
• uso dei soli colori di quadricromia, stampa CMYK (Ciano,Magenta,Giallo,Nero)
Nel dettaglio è molto simile alla stampa a getto d'inchiostro, apparendo puntinata. E' raro trovare questi falsi, poiché facilmente riconoscibili
• uso dei colori specifici, tono continuo
E' il metodo più usato per la produzione di falsi, perché ha il duplice vantaggio di essere più fedele all'originale e di poter stampare molte copie.Il particolare ingrandito non appare più puntinato ma bensì con un profilo regolare. La stampa Offset può utilizzare, per la composizione del colore, la tecnica tricromatica. Comunque, nell'utilizzo di questa tecnica, si possono utilizzare diversi colori tra i quali: - Inchiostri cangianti - inchiostri che si rivelano ai raggi UV - inchiostri speciali. Il carattere viene impresso senza subire pressioni, per questo tutta la stampa sarà uniforme e ad un livello identico.
LITOGRAFICA AL TRATTO:
Utilizza solamente colori puri. Un esempio si può notare nelle stampe
a registro delle banconote da 50.000 e 100.000 £.
STAMPA SERIGRAFICA
SERIGRAFIA
E' una tecnica di stampa che utilizza dei telaietti di materiale sintetico (un
tempo di seta, da qui il nome serigrafia). Le impressioni ottenute sono ben
nitide, ma ingrandendole si riesce a distinguere la trama del telaietto (sotto
forma di puntini). Inoltre i contorni non sono lineari ma seghettati, appunto
per la presenza del telaietto di stampa. Oggi le maschere per litografia sono
ottenute con tecniche fotografiche, impressionando un polimero mediante positivi
fotografici. E' una tecnica di stampa che permette di stampare su qualsiasi
supporto (carta, stoffa, pellicole plastiche, metalli). I falsari tendono ad
utilizzare questa stampa per imitare la calcografia. Infatti anch'essa si presenta
in rilievo (ma non presenta depressioni sul verso).Il carattere visto attraverso
una lente di ingrandimento si presenterà composto da puntini e con bordi
sfilacciati. Questa tecnica non viene mai utilizzata per documenti autentici,
il suo utilizzo è sempre indice di contraffazione.
STAMPA CALCOGRAFICA (o con matrice in incavo)
sistema di stampa incavografico generalmente su lastra in rame, le varie tecniche
disponibili sono:
INCISIONE AL BULINO, direttamente sulla superficie del metallo.
PUNTA SECCA, ottenuta con una punta di acciaio o di diamante; il materiale sollevato dall'incisione, detto "barbe", si conserva parzialmente o totalmente per creare effetti particolari.
ALLA MANIERA NERA O MEZZA TINTA su una lastra interamente granita si ottengono i grafismi più o meno forti con grattatoio e premitoio), acquaforte (si copre la lastra con vernice antiacido e si scalfisce con una punta scoprendo il metallo, l'incisione avviene immergendo la lastra in una bacinella contenente percloruro di ferro o acido nitrico)
VERNICE MOLLE la vernice antiacido è addizionata a sego, si pone sopra la lastra un foglio di carta ruvida sul quale si calca il disegno. Il foglio strappato lascia la traccia da incidere con l'acido
INCISIONE ALL'ACQUA TINTA
la superficie della lastra viene coperta da un omogeneo strato di colofonia
che viene scaldato. L'acido penetra tra grano e grano di colofonia incidendo
minuscoli puntini che alla stampa danno toni grigi. Effetti vari si ottengono
mescolando colofonia con cera antiacido o usando sale, zucchero o altro ingrediente.
I caratteri sono in rilievo verificabili al tatto una verifica può essere
fatta facilmente con la carta d'identità italiana, ove le scritte di
copertina sono in stampa calcografica. Il procedimento è molto laborioso
e viene utilizzato solo per stampare singole parti di documenti autentici.La
stampa calcografica è la tecnica di stampa di sicurezza per eccellenza.
Deriva da una antica tecnica di stampa con matrice in cavo. Questo metodo permette
di trasferire gli inchiostri speciali sul supporto mediante forti pressioni.
In questa stampa si utilizzano inchiostri meno fluidi che nelle altre stampe.
L'inchiostro trasferito dalle parti incise alle carta risulta perfettamente
percettibile al tatto. Questo rilievo risulta ancor più percettibile
all'osservazione alla luce radente. Questa infatti, creando una serie di ombreggiature
sui rilievi dell'inchiostro, evidenzia le parti scritte dal supporto cartaceo.Ormai
la calcografia viene utilizzata in tutte le stampe di sicurezza (banconote -
passaporti - visti - Carte di Identità ecc.) In particolare vengono stampati
in Calcografia gli Stemmi, alcune cornici con incluse microscritture, STAMPE
LATENTI. Negli ultimi anni vengono utilizzati inchiostri otticamente
variabili (OVI) nella stampa calcografica, aggiungendo quindi ulteriore sicurezza
nelle stampe.
Le stampe calcografiche sono sotto il diretto controllo dello Stato, al termine delle lavorazioni i materiali residui vengono distrutti.
FOTOCOPIA (bianco e nero)
Che lo stampato non sia stato riprodotto tramite fotocopia. La fotocopia, ovvero
procedimento di stampa a secco, di solito è facilmente riconoscibile
per le seguenti caratteristiche:Il torner, inchiostro in polvere, rende i caratteri
stampati più lucidi ed alcune volte rilevabili al tatto.
FOTOCOPIA (colore)
La fotocopia a colori, richiede che il foglio di carta su cui viene riprodotto
il documento passi varie fasi di lavorazione che corrisponderanno all'impressione
ed al fissaggio sullo stesso dei colori fondamentali di stampa. Per il riconoscimento
delle fotocopie a colori si ribadisce quanto già detto sulla riproduzione
in bianco e nero. Inoltre lo sfondo del documento, a causa dei vari passaggi
tra i cilindri di colore, apparirà privo di uniformità e si presenterà
più o meno fittamente striato.
STAMPANTE LASER
Una stampante non a impatto ad alta risoluzione che usa una variante del processo
elettrofotografico usato nelle fotocopiatrici per stampare testo e grafica su
carta.
Una stampante laser usa un disco rotante per riflettere un raggio laser su un
tamburo fotosensibile, sul quale l´immagine della pagina è convertita
in una serie di cariche elettrostatiche che attraggono e trattengono il toner.
Un foglio di carta caricato elettrostaticamente viene poi fatto passare contro
il tamburo per trasferire l´immagine e poi viene riscaldato per fondere
il toner sulla carta in modo da creare l´immagine finale.
L´attuale risoluzione delle stampanti laser è compresa tra i 300
e i 600 dpi, anche se alcune stampanti di fascia alta possono avere risoluzioni
anche molto migliori. La velocità della stampante è espressa in
pagine per minuto (ppm), ma talvolta questo può essere fuorviante; alcune
stampanti rallentano fortemente quando stampano una combinazione di testo e
di grafica complessa. Verificate la stampante con il tipo di output che pensate
di creare prima di fare la scelta finale.
La procedura e le caratteristiche di riconoscimento corrispondono a quelle della
fotocopia in bianco e nero o a colori con toner.
STAMPANTE TERMICA A COLORI
Che lo stampato non sia stato riprodotto attraverso l'utilizzo di una stampante
termica a colori (getto d’inchiostro procedimento ink-jet Stampanti a
getto d'inchiostro, cioè dispositivi in grado di stampare testo e grafica
tramite il lancio di piccole gocce d'inchiostro su un foglio di carta, da parte
di apposite testine di stampa). L'immagine stampata, sia essa testo o grafica,
è in realtà composta di microscopici punti di inchiostro. La qualità
dei colori e la nitidezza dell'immagine sono determinate da diversi fattori:
il numero e la dimensione dei punti, la precisione con cui sono posizionati,
il modo in cui si combinano per generare i colori, oltre alla qualità
dell'inchiostro e alla sua capacità di posizionarsi sulla carta e sui
lucidi. Alcuni produttori di stampanti sostengono che la loro tecnologia produce
una migliore qualità di stampa semplicemente perché prevede un
maggior numero di punti per pollice (dpi). Ma in effetti questa tecnica è
efficace solo fino a un certo punto, e solo su carte patinate che siano in grado
di reggere la maggiore quantità di inchiostro.Quando si guarda una pagina
stampata a colori, si osserva in realtà una disposizione complessa di
quattro soli colori, ciano (blu), magenta (rosso), giallo e nero.La stampa genuina,
invece, presenta tratti uniformi e colori vivi.
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